Il Blog di Enzo Bianchi

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​Fondatore della comunità di Bose

Commento al Compendio del Catechismo - 54

01/09/2013 01:00

ENZO BIANCHI

Riviste 2013,

Commento al Compendio del Catechismo - 54

Famiglia Cristiana

Pubblicato su: Famiglia Cristiana - 1 settembre 2013


di ENZO BIANCHI


Attraverso l’“amen” attestiamo che il Padre nostro giudica l’autenticità e la legittimità di ogni preghiera personale e liturgica, che la preghiera del Signore

Cosa significa l’Amen finale?

 

Al termine della preghiera, tu dici: Amen, sottoscrivendo con l’Amen, che significa “Così sia”, tutto ciò che è contenuto nella preghiera, insegnata da Dio(san Cirillo di Gerusalemme).

 

(Commento al COMPENDIO AL CATECHISMO su "Il Padre Nostro" 596)

 

“In ebraico ‘amen’ si ricongiunge alla stessa radice della parola ‘credere’, aman. Tale radice esprime la solidità, l’affidabilità, la fedeltà. Si capisce allora perché l’‘amen’ può esprimere tanto la fedeltà di Dio verso di noi quanto la nostra fiducia in lui” (CCC 1062).

Di conseguenza, per comprendere il senso della parola “amen”, che tante volte ripetiamo nella liturgia, occorre in primo luogo sostare sulla concezione ebraico-cristiana della fede. Nelle sante Scritture la fede non ha una valenza intellettuale, ma è un atteggiamento vitale che coinvolge l’intera persona, colta nella sua unità; non indica tanto il credere a un’astratta verità, quanto l’aderire con tutto se stessi a una verità personale, a una persona: a Dio, a Gesù Cristo.Nel linguaggio biblico le due radici fondamentali per esprimere la fede, il credere, sono batakh e aman: la prima indica “fare affidamento, avere fiducia, mettere il piede sul sicuro”, l’altra “attaccamento, adesione”. Un bambino attaccato con una fascia al seno di sua madre ha piena fiducia (cf. Is 66,12-13), in braccio a lei si sente sicuro (cf. Sal 131,2). Ecco cos’è la fede: un’adesione incrollabile al Dio fedele (cf. Is 65,16), un mettere la fiducia solo in lui rimanendo saldi. “Così”, infatti, “dice il Signore Dio: ‘Se non aderirete a me, non avrete stabilità’” (Is 7,7.9).

 

È animato da questa consapevolezza che il cristiano conclude anche la recita del Padre nostro dicendo: “Amen: sì, è così, è solido, io aderisco con fede a quanto espresso in questa preghiera”. Lo dice nella preghiera personale così come nella preghiera comunitaria, accordando il proprio cuore e la propria voce a quelli dei suoi fratelli e sorelle nella fede. Questa piccola eppure così decisiva parola dovrebbe risuonare con tanta convinzione che san Girolamo si spinge fino a paragonare l’amen a “un rimbombo simile a un tuono dal cielo”!

 

Attraverso l’“amen” attestiamo che il Padre nostro giudica l’autenticità e la legittimità di ogni preghiera personale e liturgica, che la preghiera del Signore è il sigillo di conformità di ogni nostro dialogo con Dio: ciò che è conforme al Padre nostro può salire a Dio, mentre ciò che non lo è deve restare sulla terra. Di più, con questa preghiera, canone e sintesi di ogni preghiera cristiana, attestiamo che “Gesù Cristo stesso è l’‘Amen’ (Ap 3,14). Egli è l’‘Amen’ definitivo dell’amore del Padre per noi; assume e porta alla sua pienezza il nostro ‘Amen’ al Padre: ‘Tutte le promesse di Dio in lui sono divenute ‘sì’. Per questo sempre attraverso lui sale a Dio il nostro amen per la sua gloria’ (2Cor 1,20)” (CCC 1065).

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