Il Blog di Enzo Bianchi

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​Fondatore della comunità di Bose

Caro Diogneto - 23

03/11/2010 00:00

ENZO BIANCHI

Riviste 2010,

Caro Diogneto - 23

Jesus

Pubblicato su: JESUS - novembre 2010


di ENZO BIANCHI


Portare Gesù all’altro nella sollecitudine del servizio gratuito: è forse questo il messaggio degli “oscuri testimoni della speranza” che sono stati i sette monaci martiri di Tibhirine

“Dobbiamo essere testimoni dell’Emmanuele, cioè del ‘Dio-con’. C’è una presenza del Dio tra gli uomini che proprio noi dobbiamo assumere. È in questa prospettiva che cogliamo la nostra vocazione a essere una presenza fraterna di uomini e di donne che condividono la vita di musulmani, nella preghiera, nel silenzio e nell’amicizia. Le relazioni chiesa-islam balbettano perché non abbiamo ancora vissuto abbastanza accanto a loro”. Così si esprimeva fr. Christian de Chergé, priore di Tibhirine, l’8 marzo 1996, una dozzina di giorni prima di essere rapito assieme a sei suoi confratelli e sparire nella tempesta che in quegli anni imperversava sulla società algerina e sulla minuscola presenza cristiana. Il successo del film dedicato ai monaci trappisti ha riportato l’attenzione su quella discreta e profonda testimonianza di fede, su una presenza ecclesiale – prima dei monaci, altri undici religiosi furono uccisi, e poco dopo cadde vittima di un attentato anche il vescovo di Orano, Pierre Claverie – che aveva saputo interpretare la sua missione evangelica alla luce del mistero della Visitazione.

 

Un esempio che per molti versi è ancora attualissimo oggi, a quasi quindici anni di distanza, e non solo per l’Algeria o per altri paesi a maggioranza musulmana, ma per la chiesa intera, nel suo essere sale del mondo. Quella che era stata l’intuizione di fr. Charles de Foucauld – la comprensione che la presenza cristiana in terra d’islam poteva essere vissuta sotto il segno della Visitazione di Maria a Elisabetta, del farsi presente attraverso il servizio premuroso e il silenzioso portare in grembo una presenza che l’altro è già misteriosamente in grado di percepire – era diventata poi la chiave di lettura per il permanere di una chiesa divenuta ineluttabilmente minoranza e postasi a servizio della società intera e in particolare dei più poveri e bisognosi. “In questi ultimi tempi – scriveva fr. Christian già nel 1977 – mi sono convinto che l’episodio della Visitazione è il vero luogo teologico-scritturistico della missione nel rispetto dell’altro che lo Spirito ha già investito” e, una dozzina d’anni dopo, continuava: “Questo mistero è proprio quello dell’ospitalità reciproca più completa: lo Spirito santo è sempre con chi prende Maria con sé: è bene che la chiesa metta questo mistero della Visitazione sempre più al cuore della ‘fretta’ che porta verso l’altro, cioè verso ogni essere umano”.

 

Davvero le condizioni storiche e sociologiche che ci sono date da vivere nel mondo contemporaneo, anche quando appaiono particolarmente ostili, non devono indurci a disperare della possibilità di vivere in pienezza la nostra fede, né ci devono far rimpiangere tempi migliori quando l’essere cristiani sarebbe stato più “facile”. Devono piuttosto portarci a cogliere qui e ora l’oggi di Dio in cui ci è chiesto di rendere conto della speranza che ci abita, forti della consapevolezza che Dio stesso ha già deposto i suoi semi fecondi nel terreno che noi crediamo di dover dissodare. Quando si parla di nostri fratelli e sorelle osteggiati e perseguitati a motivo della loro fede, troppo spesso la nostra reazione di cristiani “al sicuro” è nutrita di ostilità verso i persecutori, cede alla tentazione di una reciprocità perversa, dimentica il vangelo dell’amore anche per il nemico: il martirio diventa così non testimonianza dell’amore di Cristo fino alla croce, ma occasione di risentimento, accusa all’insieme dei fedeli di un’altra religione. “So il disprezzo con il quale si è arrivati a circondare gli algerini globalmente presi”, scrive fr. Christian nel suo testamento, degno di essere annoverato negli Acta martyrum del nostro secolo.   “So anche – continua – le caricature dell’islam che un certo islamismo incoraggia. È troppo facile mettersi a posto la coscienza identificando questa via religiosa con gli integralismi dei suoi estremismi”. 

 

Portare Gesù all’altro nella sollecitudine del servizio gratuito: è forse questo il messaggio degli “oscuri testimoni della speranza” che sono stati i sette monaci martiri di Tibhirine e gli altri religiosi uccisi in quegli anni. Un annuncio che è portatore di vita e non di morte, di vita che rinasce al di là della morte; una memoria evangelica di cui ha bisogno la chiesa universale e in particolare le nostre chiese occidentali, forse assopitesi nel torpore di una plurisecolare cristianità e ora incapaci di pensarsi in una società che cristiana non è più. A volte basta un “piccolo gregge” di uomini e di donne che sperano contro ogni speranza per ridire il caso serio del cristianesimo, per narrare in maniera credibile la meravigliosa notizia dell’amore più forte della morte.

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