Il Blog di Enzo Bianchi

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​Fondatore della comunità di Bose

Il Pastore buono e quello cattivo

04/04/2021 00:00

ENZO BIANCHI

Conferenze 2021,

Il Pastore buono e quello cattivo

ENZO BIANCHI

Jesus - Aprile 2021

 

di Enzo Bianchi

Nella chiesa il ministero più faticoso e più difficile è quello del presiedere all’unità, dell’essere servo e strumento della comunione che è il primo elemento distintivo della comunità cristiana. Essere in comunione, partecipare alla koinonía tra fratelli e sorelle è la condizione per essere anche discepoli di Gesù e suo segno nella compagnia degli uomini. Per questo Gesù ha affidato ad alcuni discepoli la missione di diventare pastori, guide, sorveglianti, con il compito di fare e rinnovare l’unità, di ravvivare e confermare la comunione, una comunione plurale, non monolitica, che accoglie le diversità, ma le vive nell’unica fede, nell’unica speranza e nella carità. Pietro ha addirittura ricevuto una promessa particolare di Gesù che non lo esentava dal peccato ma lo invitava a confermare i fratelli e a pascere pecore e agnelli.

 

In ogni comunità, chiesa, parrocchia, monastero, c’è chi, munito del dono della saldezza e del discernimento (questi i carismi assolutamente necessari), esercita questo servizio: cercando sempre di includere, mai di escludere, cercando sempre di perdonare e dare il primato alla misericordia, mai di giudicare e condannare, ponendosi soprattutto in ascolto di tutti, non di una parte o di alcuni, per essere veramente guida per ognuno. Chi presiede all’unità o cerca e costruisce l’unità di tutti e di tutte, oppure divide, alimenta opposizioni e distrugge la comunità stessa.

 

È molto faticoso questo servizio, e soprattutto oggi i superiori non possono fare ricorso all’imposizione appellandosi all’ubbidienza dei sudditi, perché la coscienza umana e cristiana ci chiede di “camminare insieme”, tutti muniti di una soggettività capace di esprimersi e assumere la responsabilità richiesta a un battezzato, che è sempre dotato del dono dello Spirito santo.

 

È dunque quanto mai deplorevole che nello spazio ecclesiale ci siano “i superiori”, che ci siano cioè pastori che restano lontani dal gregge, che non conoscono l’esercizio, il servizio dell’unità. Gesù, sulla scia dei profeti, ha avuto nei loro confronti parole durissime e significativamente ha descritto i cattivi pastori come narcisisti e autoreferenziali: sono quelli che fanno finta di ascoltare, ma in realtà ascoltano solo se stessi e i loro fedelissimi. Gesù ha però rivelato anche chi è il pastore bello e buono descrivendo se stesso e il suo vivere in una parabola che ci ha consegnato, la parabola del buon pastore, testo che ci permette di raccontare legittimamente la parabola del contrario, del cattivo pastore.

 

Un pastore aveva un gregge di cento pecore, ne perse una e disse tra sé: “Il mio padrone è duro e severo; se per andare a cercare la pecora smarrita io perdo le altre novantanove allora sono perduto e il padrone mi caccerà”. Il giorno dopo il padrone constatò che mancava un’altra pecora, ma non osò lasciare il gregge per andare a cercarla. Dopo un po’ di tempo il pastore si accorse che aveva perso molte pecore, che se ne erano andate per diverse ragioni: non si sentivano protette dal pastore, non si sentivano riconosciute né ascoltate; altre poi si erano ammalate e non tenevano il passo del gregge. Allora il pastore tornò dal padrone e gli disse: “Perdona al tuo servo, le pecore si sono smarrite, ma io ti porto questa, che non si è mai allontanata da me”. E il padrone: “Servo malvagio! Ti avevo dato il compito di ritrovare la pecora perduta e tu hai perduto tutto il gregge. Non sarai più uno dei miei pastori!”. E lo cacciò fuori!

 

Ecco quel che succede spesso nelle nostre chiese e comunità quando i pastori amano i giusti più dei peccatori, i sani più dei malati, e restano incapaci di sedere alla tavola dei peccatori e di stare tra i malati nella consapevolezza di essere anche loro dei malati.

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