Il Blog di Enzo Bianchi

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​Fondatore della comunità di Bose

Non sarà Natale finché sarà solo il Natale di Gesù

24/12/2021 20:00

Michele Do

Testi di Amici 2021,

Non sarà Natale finché sarà solo il Natale di Gesù

di Michele Do

di Michele Do

Per accogliere dentro di noi le alte parole del prologo di Giovanni occorre il silenzio inteso come capacità di presenza pura alle cose sante di Dio. Il “Verbo” è l’immagine con cui Dio pensa se stesso, sorgente luminosa al principio di ogni creatura. Se non è vera la parola di Giovanni, siamo fuochi fatui nella notte, iridescenze del nulla nel mare della vita.

 

Giovanni ci dice che dentro a ogni cosa c’è un senso divino: questo è l’assoluto più assoluto. Prego perché queste parole si radichino fortemente nella mia vita e nella vita dei miei amici, e che nulla e nessuno possa rapircele, nessun evento della vita possa strapparcele. Le nostre speranze possono radicarsi in tante cose, ma la grande Speranza può solo avere radici divine e se non è così, come dice Agostino, possiamo affogare la nostra vita nel pianto, se è così possiamo avere sempre una segreta consolazione nel cuore. L’incarnazione non tocca solo Gesù, ma ciascuno di noi. Nella nostra vita c’è un sogno di Dio che va lentamente incarnandosi. Compito dell’uomo è generare Dio nel quotidiano della vita di ogni creatura.

 

Non sarà Natale finché sarà solo il Natale di Gesù. Anche noi possiamo operare la nascita di Dio nelle profondità della nostra vita. Natale è questo lieto annunzio: Dio può nascere nella vita di ciascuno di noi. La radice divina che è in noi è quella su cui fruttificano i valori. Occorre vivere e aiutare a vivere questa grandezza divina. Per giungere a questa esperienza, che è il cuore del Vangelo di Gesù, non c’è altra strada che la fatica quotidiana di vivere ogni momento, ogni relazione, mettendoci l’anima e facendo le cose che Gesù faceva.

 

Fai cose divine, quelle per cui puoi dire: se Dio c’è, è in queste cose. Fai cose divine e nel tempo e nell’ora che Dio solo conosce, nascerà dentro di te. Per giungere all’ora di illuminazione non basta Io sforzo del pensiero, occorre lo sforzo di ascensione e il poter dire: “Pur essendo tenebra, ho amato la luce” (Paragulis, Viaggio). L’augurio è che ci aiutiamo, perché questa esperienza di Dio non possiamo farla da soli. Ognuno con i propri segreti inferni si sforzi di aprirsi per amare la luce.

 

Natale può essere il momento in cui ci ritroviamo a sognare le nostre cose più belle, in cui aboliamo veli e maschere e lasciamo trasparire ciò che di più buono, di più sofferto, di più travagliato c’è nel profondo del nostro cuore, senza aver più paura l’uno dell’altro. Ricordo un povero uomo, approdato a Saint Jacques in una notte di Natale che con la testa appoggiata alla mano e con il volto trasfigurato, raggiungeva nel canto e nel sogno tutto ciò che la vita gli aveva sistematicamente rotto e ritrovava la patria che la vita gli aveva negato.

 

II cuore di tutto il messaggio cristiano è questo: alle scaturigini dell’essere c’è un senso divino e nulla è stato fatto di ciò che è emerso nella vita senza di Lui. Tutte le cose sono intrise di questo sogno di Dio. Questo è il gioioso annuncio del Natale: Gesù è venuto a rivelarci il senso divinamente grande di ogni vita e di ogni destino. Il logos si incarna in ogni situazione e ne rivela il senso divino, a cominciare dagli ultimi, dalle realtà apparentemente assurde. Nel cuore della notte una luce si è accesa, il roveto ha preso luce, il vuoto di senso che si era sperimentato non è più l’ultima parola.

 

II destino non si rivela nei miracolismi facili, nei fatti eccezionali, ma è nel silenzio di un seme che va, nel fiore del campo che si apre alla luce, nel canto di Maria, che dice: “Ha fatto grandi in me tutte le cose” (Luca 1,49).

Inizia con il Natale il cammino di Cristo con noi. Impastiamo dentro di noi l’Evangelo di Gesù, a partire dalle realtà più piccole e più perdute per poter dire ai “nessuno” della terra che sono “qualcuno” nel cuore di Dio e dei suoi figli. Con il Natale. qualcosa dell’eterno di Dio entra nel nostro quotidiano per cui non c’è più nulla di piccolo. Una stalla è la prima chiesa. Nel Natale c’è la radice della speranza umana: se la speranza è senza radici non ci può essere una vera consolazione. Occorre non lasciare impoverire il senso religioso del Natale. Se tutto ha un senso divino. torno ad avere il coraggio di benedire la mia vita. Occorre una cultura che ci faccia cogliere la scintilla divina che è in noi. Dio è dentro di te. si dilata e porta a pienezza e bellezza il tuo essere. Non restringerti nella paura. ma apriti nella gioia!

 

Senti Dio come presenza gioiosamente creativa e trasformante dentro di te. Diceva S. Agostino: “Tardi ti ho amata, bellezza antica e sempre nuova”. Restiamo di fronte a Dio con reverenza e senza paura".

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