Marco Politi analizza le sfide aperte e i punti di non ritorno di un pontificato incompiuto ma “sentito”
La Stampa - Tuttolibri - 06 settembre 2025
di Enzo Bianchi
In poco meno di cinque mesi dalla morte di papa Francesco sono stati un’infinità i bilanci del suo pontificato tracciati da giornalisti, opinionisti, vaticanisti, uomini e donne di chiesa e non. È più che normale che questo avvenga alla morte di un papa, soprattutto per un papa che, per così dire, ha sparigliato le carte, ha cercato di rompere equilibri e abitudini, con la volontà esplicita di imprimere alla chiesa una svolta, un rinnovamento evangelico che accelerasse la riforma della chiesa voluta dal Concilio Vaticano II.
Negare il mutamento che si è verificato nei dodici anni di pontificato di Francesco sarebbe non voler aderire alla realtà nuova che si è configurata. Ora, molti temono che affermare il cambiamento, la novità di questo pontificato possa coincidere con una critica o addirittura con una contrapposizione rispetto al papa precedente, ma questo è dovuto a una “mitologia” persistente nei confronti del papato, che si vorrebbe segnato da assoluta continuità. L’esercizio del confronto, spesso superficiale, avviene anche ora tra Leone XIV e Francesco. La continuità riguarda in verità la fede professata, ma gli stili, i modi di presiedere e di essere pastore possono essere diversissimi. Per il suo messaggio, stile, il suo linguaggio, i suoi gesti e la sua corporeità dirompente Francesco rimarrà un unicum nella storia della chiesa. Per l’unicità e l’eccezionalità della persona si dirà di lui quello che è stato scritto di Celestino V sulla lapide della chiesa dei celestini a Norcia: “Prima di lui nessuno come lui, dopo di lui nessuno come lui”.
Unvollendet, Incompiuto, è il titolo dell’originale edizione tedesca pubblicata dalla prestigiosa casa editrice Herder dell’opera di Marco Politi ora disponibile, rivista e ampliata, anche in italiano: La rivoluzione incompiuta, La chiesa dopo papa Francesco. Marco Politi è uno dei più rinomati e conosciuti vaticanisti al mondo. Per lungo tempo vaticanista di Repubblica e in seguito editorialista del Fatto Quotidiano, Politi è un acuto osservatore della chiesa cattolica, delle sue dinamiche interne ed esterne. Nei suoi articoli non ha mai fatto semplice cronaca, come buona parte dei vaticanisti attuali, ma ha sempre analizzato, approfondito, giudicato. Anche in questo saggio non si smentisce. Più che un semplice bilancio del ministero di Francesco è un’analisi lucida, documentata e direi anche sinceramente appassionata della situazione della chiesa cattolica così come Bergoglio l’ha lasciata, con le sue contraddizioni e possibilità, ricchezze e limiti, punti di forza e stanchezze.
È un libro che analizzando il passato, interpreta il presente e guarda al futuro: dove sta andando la chiesa? “La morte di papa Francesco – scrive l’autore – ha lasciato irrisolto un conflitto interno alla Chiesa cattolica, che sta attraversando una crisi profonda, segnata dal calo dei fedeli e delle vocazioni e della tensioni tra riformisti e tradizionalista”. Per Politi Francesco ha dovuto affrontare problemi complessi: resistenze, contraddizioni e condizioni derivanti dalla crisi della Chiesa durante un tempo caratterizzato da un “cambiamento d’epoca” espressione tipica del papa argentino. Cosa è cambiato nella chiesa con Francesco? Quali questioni rimangono aperte?
Politi esamina le dinamiche di potere in Vaticano e affronta i grandi interrogativi: cosa deve realizzare il prossimo papa e dove sta andando il Vaticano? Una Chiesa divisa al suo interno anela al futuro, mentre l'equilibrio politico globale è fortemente instabile e le sfide del cambiamento climatico minacciano l’umanità.
Secondo Politi, Francesco ha incontrato, soprattutto nell’ultima fase del suo pontificato, non solo la resistenza degli ambienti conservatori, ma anche la delusione dei sostenitori della riforma. “Poco è cambiato nel diritto ecclesiastico, ed è per questo che parlo di un ‘pontificato incompiuto’”, scrive. È innegabile che le novità introdotte da Bergoglio siano state grande rilievo, tuttavia molte questioni relative alla riforma rimangono irrisolte. A giusto titolo Politi si mostra molto critico nei confronti della mobilitazione disomogenea all’interno della Chiesa. Mentre i gruppi conservatori sono molto ben organizzati, i cattolici riformisti mancano di impegno pubblico. “Gli ultraconservatori si sono fatti sentire molto. I riformisti sono meno organizzati, meno rumorosi, meno impegnati pubblicamente”.
La questione del ruolo delle donne nella Chiesa, in particolare, continua a suscitare tensioni. Mentre Francesco ha nominato per la prima volta delle donne a posizioni di rilievo nella Curia Romana e rendendo possibile un avvio adeguato della discussione sul diaconato femminile, ma una decisione su quest'ultimo è stata finora elusiva, osserva Politi.
Una lacuna significativa nell’esercizio del ministero petrino di Bergoglio è rappresentata, secondo l’autore, dal suo intenzionale ed evidente disimpegno nei confronti delle chiese dell’Europa centrale – Francia, Germania, Austria, Gran Bretagna, Spagna – a favore delle periferie della chiesa universale. “L’aver evitato viaggi apostolici nell’Europa occidentale rimane un’inspiegabile idiosincrasia che lascia uno strascico nell’intero pontificato, con il risultato che i cattolici della ricca Singapore hanno potuto vedere e salutare il papa durante il suo viaggio in Estremo Oriente nel settembre 2024: più fortunati dei fedeli dell’Europa occidentale”. La chiesa cattolica europea è una chiesa molto debole nella società perché le chiese sono vuote, e una presenza più forte del papa sarebbe stata necessaria. Francesco lascia al suo successore la necessità di dare risposte alla crisi profonda del cristianesimo nei paesi di antica tradizione cristiana.
Nonostante tutte le sfide aperte, secondo Marco Politi il pontificato di Francesco rimane influente e segna dei punti di non ritorno. Il ruolo crescente delle donne e dei laici, così come l'apertura verso una chiesa più inclusiva, La sinodalità è ormai inscritta nella vita della chiesa sono sviluppi molto significativi. Ciò non toglie che il futuro delle riforme volute da Bergoglio rimanga incerto, soprattutto a causa delle forti resistenze all’interno della chiesa. Scrive Politi a conclusione del suo saggio: “Francesco ha seminato, consapevole che non sarà lui a portare a casa il raccolto. Un senso di incompiutezza attiene al suo pontificato. E tuttavia resta importante il ‘sentire’ che ha adunato attorno a sé anche credenti di varie religioni e non credenti, colpiti – dice un cardinale a lui vicino – dal suo cristianesimo nudo e vitale”.
Papa Francesco contraddittorio? Papa Francesco profeta a metà? papa Francesco incompiuto? Sì, queste definizioni di papa Francesco colgono dei limiti anche nel pontificato che noi abbiamo avuto come una grazia. Ci saranno ancora molte occasioni per tornare a riflettere su un papa che è stato un cristiano sul trono di Pietro.
