Il Blog di Enzo Bianchi

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​Fondatore della comunità di Bose

Turoldo, sempre un passo avanti (e la Chiesa dietro, ad arrancare)

08/11/2025 00:00

ENZO BIANCHI

Quotidiani 2025,

Turoldo, sempre un passo avanti (e la Chiesa dietro, ad arrancare)

La Stampa

Più che una biografia, Lancisi ha scritto “una storia di sguardi”sulla vicenda spirituale del padre servita

La Stampa - Tuttolibri - 08 novembre 2025

 

di Enzo Bianchi

Dichiarare qualcuno profeta è un’operazione estremamente difficile. Ma una cosa è certa: segno della qualità profetica è “la passione del profeta”, che sa denunciare l’idolatria sempre presente nel mondo come nelle chiese; che sa proclamare la signoria del Vangelo al di sopra di ogni potere e primato. Quasi sempre coloro che prima o poi sono ritenuti profeti da parte del popolo sono osteggiati e perseguitati da parte della gerarchia, a tal punto che ancora oggi nelle chiese la maniera più spontanea di definire il profetismo consiste nell’opporlo all’istituzione, alla chiesa gerarchica. Tutta la stagione post-conciliare lo testimonia! Io credo che i profeti nelle chiese ci sono, anche se in certi momenti proprio l’assetto ecclesiastico offusca questa presenza e non le permettono di manifestarsi.

 

“Turoldo è stato un profeta perseguitato, tardivamente riabilitato. Credo che il dolore più grande per David non venisse tanto dalle critiche che gli venivano dagli ambienti curiali scandalizzati dalle sue aperture, ma dalle polemiche interne al suo Ordine, dai suoi stessi confratelli”, così afferma Alberto Maggi, noto biblista e teologo, anche lui Servo di Maria, nella testimonianza con la quale si conclude l’ultimo volume dedicato alla figura del servita friulano: Mario Lancisi, David Maria Turoldo, Vita di un poeta ribelle, edito da Terra Santa.

 

Di padre David sono stato amico, ci siamo frequentati a lungo collaborando entrambi nella redazione di Servitium; lui frequentava molto spesso Bose ed io la sua comunità di Sotto il Monte dove la Regola di Bose da me scritta venne discussa, accolta e approvata da tutti i fratelli e sorelle di Bose nel capitolo del 4 ottobre 1971, celebrato a Sotto il Monte, ospiti di Turoldo. Ebbene, il volume di Lancisi mi ha fatto conoscere fatti, episodi, documenti, vicende della vita di padre David che ancora non conoscevo. È la preziosità di questo libro che consegna un ritratto intimo, a tratti toccante ed emozionante e per questo ancora nascosto di Turoldo, risultato dell’eccellente lavoro dell’autore e con esso della raccolta, quasi un’antologia, di testimonianze inedite sul frate servita, di alcuni suoi confratelli, amici, studiosi e persone che lo hanno frequentato e conosciuto da vicino.

 

Frate dei Servi di Maria, teologo, filosofo, poeta, predicatore appassionato, spirito inquieto e rinnovatore, David Maria Turoldo (1916-1992), per chi ancora non lo conoscesse, ha segnato profondamente la vita della chiesa e della cultura italiana del secolo scorso. Mario Lancisi – giornalista e scrittore, autore di biografie di successo nonché tra i massimi studiosi e conoscitori delle principali figure della storia ecclesiale del post-Concilio – non ci consegna una nuova biografia quanto piuttosto “una storia di sguardi” della vicenda umana e spirituale del frate servita. “La biografia codifica, registra, fotografa. Il mio intento vorrebbe essere quello di cogliere il dinamismo delle vicende, il movimento delle onde, l’ascesa e la discesa, il nero e il bianco, la luce che svela e l’ombra che nascondo”, dichiara Lancisi. Andare oltre la biografia è quello che ha fatto l’autore attraverso una ricerca fatta di letture, racconti, aneddoti, testimonianze e poesie, dando spazio alla parola a Turoldo intrecciandola con altre voci e altri sguardi.

 

Lancisi tesse la storia di Turoldo con quella di altri personaggi che sull’asse Milano-Firenze scombinarono la chiesa pacelliana e la società italiana del dopoguerra a partire da quell’anno cruciale il 1954. Turoldo è esiliato a Firenze, don Milani a Barbiana, Montini a Milano, Carlo Carretto, Arturo Paoli e Mario Rossi costretti ad abbandonare i vertici dell’Azione Cattolica. Questi personaggi, insieme a Giorgio La Pira, don Primo Mazzolari, Ernesto Balducci, sono chiamati da Mario Lancisi “i folli di Dio”, che incrociano le loro storie con quella di padre David.

 

Sono gli anni del potere del Sant’Uffizio e del cardinale Ottaviani, il quale ordinò al generale dei serviti di esiliarlo: “Padre Turoldo? Fatelo girare perché non coaguli”, ritenendo che dovunque andasse avrebbe fatto danni. Definito “prete scomodo”, “prete moderno”, “prete di sinistra”, era ammirato per la sua oratoria appassionata e un po’ teatrale ma anche detestato per la sua infuocata difesa dei poveri – “il Giuda della chiesa cattolica” lo definiva il cementiere Pesenti –, padre David fu esiliato e condannato al moto perpetuo da una casa all’altra dei Servi di Maria: Austria, Baviera, Inghilterra, Canada, Firenze, Udine, fino a stabilirsi a Sotto il Monte dove nel 1964 fondò il centro ecumenico Giovanni XXIII.

 

David Maria Turoldo è stato un profeta non solo con la predicazione e l’azione ma anche con l’ampia produzione poetica, quella “poiesis” che è vera e propria creazione. Le parole profetiche sono sempre proclamate, qui e ora, annunciate con urgenza. Leggendo le pagine del “ritratto segreto” di Turoldo che ne fa Lancisi emerge con forza come padre David non ha conosciuto la tattica né la prudenza ecclesiastica, e la sua parola ha causato tensioni, anche conflitti, in quanto parola bruciante, pronunciata con quella libertà che gli viene dall’avere la parola dell’Evangelo come unica egemonia nella sua vita. Per questo il profeta autentico va incontro all’incomprensione, alla sofferenza, alla persecuzione e a volte alla morte. Una tale vita costa, perché il profeta conosce la solitudine, la diffidenza, l’accusa gratuita, la calunnia, l’emarginazione, l’imposizione del silenzio da parte della chiesa, da parte di ecclesiastici che certo oggi non possono agire come nei tempi della cristianità, ma agiscono per quanto possono…

 

Si crea perciò attorno al profeta una tensione, quella ben espressa da Paolo VI ai pellegrini di Bozzolo dove fu prete don Primo Mazzolari: “Aveva il passo più lungo del nostro e noi faticavamo a stargli dietro. Così ha sofferto lui e abbiamo sofferto anche noi. È la sorte dei profeti!”. Così tanto simile a quanto disse pubblicamente il cardinale Carlo Maria Martini a Turoldo pochi mesi prima della sua morte consegnandogli il Premio Lazzati: “Oltre l’apprezzamento per ciò che sei, vogliamo fare atto di riparazione, vogliamo evitare di edificare soltanto sepolcri ai profeti, e dirti che se in passato non c’è sempre stato riconoscimento per la tua opera è perché abbiamo sbagliato. Ti chiediamo perciò di gradire il nostro umilissimo omaggio, come segno della nostra riconoscenza e del nostro desiderio di ascoltare con più attenzione le voci profetiche nella Chiesa, di valutarle meglio”.