Il Blog di Enzo Bianchi

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​Fondatore della comunità di Bose

Nessuno è solo anche nella morte

16/03/2026 23:00

ENZO BIANCHI

Vangelo della domenica 2026,

Nessuno è solo anche nella morte

ENZO BIANCHI - 22/03/2026V Domenica di Quaresima

22 Marzo 2026

 

V Domenica di Quaresima

 

di Enzo Bianchi

 

Gv 11,1-45

In quel tempo ¹un certo Lazzaro di Betània, il villaggio di Maria e di Marta sua sorella, era malato. ²Maria era quella che cosparse di profumo il Signore e gli asciugò i piedi con i suoi capelli; suo fratello Lazzaro era malato. ³Le sorelle mandarono dunque a dirgli: «Signore, ecco, colui che tu ami è malato». ⁴All'udire questo, Gesù disse: «Questa malattia non porterà alla morte, ma è per la gloria di Dio, affinché per mezzo di essa il Figlio di Dio venga glorificato». ⁵Gesù amava Marta e sua sorella e Lazzaro. ⁶Quando sentì che era malato, rimase per due giorni nel luogo dove si trovava. ⁷Poi disse ai discepoli: «Andiamo di nuovo in Giudea!». ⁸I discepoli gli dissero: «Rabbì, poco fa i Giudei cercavano di lapidarti e tu ci vai di nuovo?». ⁹Gesù rispose: «Non sono forse dodici le ore del giorno? Se uno cammina di giorno, non inciampa, perché vede la luce di questo mondo; ¹⁰ma se cammina di notte, inciampa, perché la luce non è in lui». ¹¹Disse queste cose e poi soggiunse loro: «Lazzaro, il nostro amico, si è addormentato; ma io vado a svegliarlo». ¹²Gli dissero allora i discepoli: «Signore, se si è addormentato, si salverà». ¹³Gesù aveva parlato della morte di lui; essi invece pensarono che parlasse del riposo del sonno. ¹⁴Allora Gesù disse loro apertamente: «Lazzaro è morto ¹⁵e io sono contento per voi di non essere stato là, affinché voi crediate; ma andiamo da lui!». ¹⁶Allora Tommaso, chiamato Dìdimo, disse agli altri discepoli: «Andiamo anche noi a morire con lui!». ¹⁷Quando Gesù arrivò, trovò Lazzaro che già da quattro giorni era nel sepolcro. ¹⁸Betània distava da Gerusalemme meno di tre chilometri  ¹⁹e molti Giudei erano venuti da Marta e Maria a consolarle per il fratello. ²⁰Marta dunque, come udì che veniva Gesù, gli andò incontro; Maria invece stava seduta in casa. ²¹Marta disse a Gesù: «Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto! ²²Ma anche ora so che qualunque cosa tu chiederai a Dio, Dio te la concederà». ²³Gesù le disse: «Tuo fratello risorgerà». ²⁴Gli rispose Marta: «So che risorgerà nella risurrezione dell'ultimo giorno». ²⁵Gesù le disse: «Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà; ²⁶chiunque vive e crede in me, non morirà in eterno. Credi questo?». ²⁷Gli rispose: «Sì, o Signore, io credo che tu sei il Cristo, il Figlio di Dio, colui che viene nel mondo». ²⁸Dette queste parole, andò a chiamare Maria, sua sorella, e di nascosto le disse: «Il Maestro è qui e ti chiama». ²⁹Udito questo, ella si alzò subito e andò da lui. ³⁰Gesù non era entrato nel villaggio, ma si trovava ancora là dove Marta gli era andata incontro. ³¹Allora i Giudei, che erano in casa con lei a consolarla, vedendo Maria alzarsi in fretta e uscire, la seguirono, pensando che andasse a piangere al sepolcro. ³²Quando Maria giunse dove si trovava Gesù, appena lo vide si gettò ai suoi piedi dicendogli: «Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto!». ³³Gesù allora, quando la vide piangere, e piangere anche i Giudei che erano venuti con lei, si commosse profondamente e, molto turbato, ³⁴domandò: «Dove lo avete posto?». Gli dissero: «Signore, vieni a vedere!». ³⁵Gesù scoppiò in pianto. ³⁶Dissero allora i Giudei: «Guarda come lo amava!». ³⁷Ma alcuni di loro dissero: «Lui, che ha aperto gli occhi al cieco, non poteva anche far sì che costui non morisse?».³⁸Allora Gesù, ancora una volta commosso profondamente, si recò al sepolcro: era una grotta e contro di essa era posta una pietra. ³⁹Disse Gesù: «Togliete la pietra!». Gli rispose Marta, la sorella del morto: «Signore, manda già cattivo odore: è lì da quattro giorni». ⁴⁰Le disse Gesù: «Non ti ho detto che, se crederai, vedrai la gloria di Dio?». ⁴¹Tolsero dunque la pietra. Gesù allora alzò gli occhi e disse: «Padre, ti rendo grazie perché mi hai ascoltato. ⁴²Io sapevo che mi dai sempre ascolto, ma l'ho detto per la gente che mi sta attorno, perché credano che tu mi hai mandato». ⁴³Detto questo, gridò a gran voce: «Lazzaro, vieni fuori!». ⁴⁴Il morto uscì, i piedi e le mani legati con bende, e il viso avvolto da un sudario. Gesù disse loro: «Liberàtelo e lasciàtelo andare». ⁴⁵Molti dei Giudei che erano venuti da Maria, alla vista di ciò che egli aveva compiuto, credettero in lui.

Nell’imminenza della Pasqua la chiesa ci invita a meditare sul grande segno della resurrezione di Lazzaro, profezia della resurrezione di Gesù.

 

«In quei giorni era malato Lazzaro di Betania, fratello di Maria e di Marta». Gesù amava molto questi amici, che frequentava nei periodi in cui sostava a Gerusalemme: nella casa di Betania trovava l’accoglienza premurosa di Marta, l’ascolto adorante di Maria e l’affetto fedele di Lazzaro. Le sorelle mandano ad avvertirlo della malattia di Lazzaro, ma egli è lontano, al di là del Giordano. Come può Gesù permettere che un suo amico si ammali, soffra e muoia? Questo interrogativo, sorto certamente nel cuore dei suoi amici, tocca anche noi quando la comunione con il Signore sembra smentita dalla minaccia della morte… Ma Gesù esclama: «Questa malattia non è per la morte, ma per la gloria di Dio, perché per essa il Figlio di Dio sia glorificato», ovvero è un’occasione perché si manifesti il peso che Dio ha nella storia e così si manifesti la gloria del Figlio.

 

Dopo essersi trattenuto due giorni dove si trova, Gesù decide di andare in Giudea. I discepoli lo mettono in guardia, ricordandogli che là poco prima i suoi avversari cercavano di lapidarlo (cf. Gv 10,31), ma Gesù replica che nel breve tempo prima dell’ora delle tenebre deve operare ciò che il Padre gli ha chiesto, per rivelare al mondo la sua luce. E aggiunge: «Lazzaro s’è addormentato, ma io vado a svegliarlo»; poi, vista l’incomprensione dei discepoli, dichiara apertamente: «Lazzaro è morto e sono contento per voi di non essere stato là, perché voi crediate. Andiamo da lui!». Quando Gesù giunge a Betania, il suo amico è già morto da quattro giorni. Marta gli va incontro dicendogli: «Signore, se tu fossi stato qui mio fratello non sarebbe morto! Ma anche ora so che qualsiasi cosa chiederai a Dio, te la concederà». Essa crede in Gesù e, sollecitata da lui, confessa la propria fede nella resurrezione finale della carne. Ma Gesù la invita a compiere un passo ulteriore, facendole la rivelazione decisiva: «Io sono la resurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore vivrà; chi vive e crede in me, non morrà in eterno», cui Marta risponde prontamente: «Signore, io credo che tu sei il Cristo, il Figlio di Dio veniente nel mondo».

 

Anche Maria corre incontro a Gesù e, gettandosi ai suoi piedi, esclama a sua volta tra le lacrime: «Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto!». Vedendo piangere lei e quanti l’accompagnano, Gesù freme di commozione per l’ingiustizia della morte, si turba per la morte di colui che ama e scoppia in pianto. Gesù, uomo come noi, ha realmente provato questi sentimenti: più volte si è sentito turbato dal male che sfigurava gli uomini e qui, in particolare, soffre per la morte di un caro amico. Il suo dolore è segno del suo amore intenso per Lazzaro, come capiscono anche i presenti: «Vedi come lo amava!».

 

Ancora profondamente commosso, Gesù va al sepolcro e là, lui che è la vita (cf. Gv 14,6), ingaggia un duello con la morte: chiede di togliere la pietra dalla tomba, alza gli occhi al cielo e dice: «Padre, ti ringrazio perché mi hai ascoltato, io sapevo che tu mi ascolti sempre». Gesù prega affinché quanti si trovano intorno a lui comprendano che egli è l’Inviato di Dio: Gesù non è autoreferenziale, non accentra l’attenzione su di sé, ma agisce perché attraverso di lui gli uomini possano risalire a Dio! E la risposta di Dio giunge immediata, percepibile nella parola efficace di Gesù, che compie ciò che dice: «Lazzaro, vieni fuori!». Gesù aveva annunciato «l’ora in cui coloro che sono nei sepolcri udranno la voce del Figlio di Dio e ne usciranno» (cf. Gv 5,28); ecco un’anticipazione di quell’ora: Lazzaro, morto e sepolto come accadrà a Gesù, esce dalla tomba ancora avvolto dalle bende, e con la sua resurrezione profetizza la resurrezione di Gesù.

 

Sì, Gesù strappa le sue pecore alla morte, non permette che nessuna di esse venga rapita dalla sua mano (cf. Gv 10,27-28). Questa è la sua gloria, gloria dell’amore, anche se all’apparenza egli sembra sconfitto: in cambio di questo gesto riceve infatti una sentenza di morte dalle autorità religiose (cf. Gv 11,46-53); ma chi ha l’intelligenza della fede riconosce che l’amore di Gesù vince anche la morte. Ecco la consapevolezza con cui camminiamo verso la Pasqua: noi non siamo soli, siamo gli amici di Gesù, e anche nella morte egli sarà accanto a noi per richiamarci alla vita con il suo amore.