Il Fatto Quotidiano - 29 Maggio 2026
di Enzo Bianchi
Il 13 maggio scorso, il cardinale Víctor Manuel Fernández, Prefetto del Dicastero per la Dottrina della fede, ha comunicato ufficialmente che qualora la Fraternità Sacerdotale San Pio X, che raccoglie i seguaci di monsignor Lefebvre, intendesse procedere il prossimo mese di luglio, come ha annunciato, alla consacrazione di alcuni vescovi senza l’autorizzazione del papa si consumerà “un atto scismatico”, e “l’adesione formale allo scisma costituisce una grave offesa a Dio e comporta la scomunica stabilita dal diritto della Chiesa”. Quello che avverrà è una ferita grave che mutila il Corpo di Cristo nella storia e in un tempo di divisioni e di contrapposizioni: questo scisma rappresenta una difficoltà ulteriore nella costruzione della comunione.
Pochi giorni dopo il comunicato vaticano, il giorno dell’Ascensione, è giunta la risposta netta e dura di don Davide Pagliarani, il Superiore generale della Fraternità. Questi ribadisce che nei cinquant’anni trascorsi dallo strappo di monsignor Lefebvre a oggi la Fraternità ha continuato a protestare per gli errori che distruggono la fede cattolica e sono un attentato alla tradizione, ricevendo come risposta solo sanzioni canoniche. Per questo Pagliarani fa una dichiarazione della fede della Fraternità nella quale sono criticate e rigettate alcune dichiarazioni conciliari: in materia liturgica, ecumenica, in materia di libertà religiosa e di coscienza.
Fa impressione la sordità delle autorità della Fraternità Sacerdotale San Pio X di fronte agli atteggiamenti di comprensione e di misericordia avuti da Papa Benedetto XVI (che tolse ai lefebvriani la scomunica comminata da Giovanni Paolo II) e da Papa Francesco che arrivò a concedere ai sacerdoti della Fraternità facoltà di confessare durante il Giubileo della misericordia, estendendola poi in maniera permanente. Papa Francesco, me lo disse nei colloqui avuti con lui, voleva la riconciliazione e tentava tutte le vie per non giungere allo scisma, ma nessun dialogo era possibile…
Non vanno tuttavia dimenticate le molte ambiguità nell’atteggiamento di Roma verso la Fraternità San Pio X negli anni Ottanta e Novanta: non ci fu intelligenza evangelica sufficiente per scongiurare lo scisma. Si afferma abitualmente che la Fraternità San Pio X è una minoranza esigua, con circa centomila fedeli (soprattutto in Francia, Svizzera e Germania), con settecento presbiteri e due vescovi attualmente, ma resta vero che è sempre una porzione di chiesa a cui guardano molti fedeli, in comunione con la fede di Pietro, ma osservanti il vetus ordo e quindi la stessa liturgia dei lefebvriani. Questi certamente soffriranno per tale rottura temendo un indurimento nei loro confronti. Tuttavia Papa Leone ha dato segni di volere sì una comunione, ma plurale, capace di includere differenze e diversità, e cercherà di mantenere nell’unità cattolica anche questi gruppi di fedeli e questi ministeri che restano una vita autenticamente cristiana, rigorosa e capace di testimonianza. Il fondatore dell’abbazia di Barroux (Francia), Dom Gérard Calvet, oggi un faro per tutta la vita monastica benedettina di ispirazione tradizionale, era un seguace di Lefebvre e in questa linea fondò la comunità di Barroux. Ma quando ci furono le ordinazioni episcopali chiese il consenso di Roma, di fronte al gesto di rottura ritornò all’unità cattolica e con lui tutte le comunità ispirate dalla stessa urgenza.
Vedremo cosa succederà ora nella vita religiosa presente nella Fraternità di fronte alla scomunica. Sapranno almeno i monaci e i religiosi della Fraternità San Pio X non spezzare la comunione cattolica?
