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Avevo conosciuto fr. Etienne, un monaco trappista dell’Abbazia di Bellefontaine, a Roma e insieme il suo maestro e professore Jean Gribomont (1920-1986), monaco benedettino insegnante esperto di san Basilio a Roma e traduttore della neovulgata di san Gerolamo. Invitato da fr. Etienne andai nell’Abbazia di Bellefontaine nel 1968, dopo i primi due anni della mia vita eremitica a Bose, e feci un lungo ritiro con colloqui frequenti e profondi con l’abate, il santo fr. Emmanuel. È stato lui alla fine del soggiorno a vestirmi dell’abito monastico (la cocolla bianca presa dall’armadio del monastero) benedicendo il mio cammino monastico.
Iniziò allora una grande amicizia tra me e i monaci di Bellefontaine e come il Signore mi mandò dei fratelli li inviai là per lunghi soggiorni e iniziò anche la collaborazione con le loro edizioni monastiche. Venne il giorno in cui l’abate mi chiamò a predicare gli esercizi spirituali alla comunità. Fu per me un’esperienza emozionante ed evangelica: i monaci erano uomini semplici, lavoravano nel vastissimo frutteto di mele che garantiva loro la sussistenza ed erano uomini capaci di ascolto. Non dimenticherò quegli incontri. Poi negli anni successivi iniziò per Bellefontaine come per tutti i monasteri trappisti francesi il declino non spirituale ma umano: sempre più vecchi, un aumento dei decessi e rarissime vocazioni sovente instabili…
E così i monaci di Bellefontaine ridotti a meno di una decina e vecchi, non più in grado di sostenere una vita comunitaria, hanno dovuto chiudere l’Abbazia e abbandonarla raggiungendo altri monasteri che li hanno accolti. La notizia dell’anno scorso mi ha procurato grande dolore. Nell’attuale situazione di crisi e di spoliazione della vita religiosa la fine di una comunità fiorente, da me conosciuta quando contava quaranta fratelli, diventata amica e compagna sulla via del Regno, mi ha fatto piangere.
Ma il Signore che è buono ha donato a quella terra di Angers piena di monaci un gruppo di benedettini di Barroux, dodici fratelli che l’11 luglio, festa di san Benedetto, alla presenza del vescovo locale hanno preso possesso dell’Abbazia rinnovando la vita monastica con la gioia di tutto il popolo cristiano di quelle terre.
Sì, mi rallegro perché la comunità di Barroux con questa terza filiazione mostra il dono e la grazia del Signore: sono monaci seri, fedeli ma non rigidi, convinti ma non militanti, uomini di preghiera senza fanatismi e senza legalismi lavorano la terra, la vigna, fanno il pane… Tum veri monachi sunt, dice la regola di Benedetto dei monaci che lavorano con le proprie mani. Non bighellonano, non sonnecchiano nelle celle dicendo che pregano, non accompagnano turisti, non vendono prodotti affidati dal monastero ad altri produttori, non fanno i commercianti… Sì, sono esemplari e se sono più diffidenti verso il mondo rispetto ad altri cattolici ci si ricordi che nel Nuovo Testamento le posizioni apostoliche sono diverse: più dialoganti quelle di Paolo, più diffidenti e addirittura in lotta quelle dell’Apocalisse!
Ringraziamo Dio per questa presenza benedettina a Bellefontaine!
