di Tomaso Montanari*
Chi l’ha detto che i muri non parlano? A Sambuca, in Sicilia, ce n’è uno che grida, con tutta la voce che manca al sistema della “libera informazione occidentale”. È il muro della casa di una coppia di giornalisti, Paola Caridi e Filippo Landi, i quali hanno commissionato un gigantesco murale a Fuad Alymani, meraviglioso artista palestinese che vive a Praga. È, insieme, un grande ritratto, uno straordinario monumento funebre e un atto di resistenza umana e politica.
Il murale rappresenta Anas al-Sharif, il giornalista che, attraverso gli schermi di Al Jazeera Arabic, ha raccontato al mondo (il mondo che era disposto ad ascoltare) il genocidio di Gaza perpetrato dallo Stato di Israele. Gli occhi e la voce di Gaza: un ruolo che ha pagato con la vita, giustiziato un anno fa (era il 10 agosto 2025) dall’esercito israeliano, perché smettesse di vedere, e di parlare. Per ridare vita ad Anas, Fuad ha scelto un colore per lui insolito, l’arancione: «Ho usato per lungo tempo, come colore di fondo, il rosso, segno del sangue, della morte e del genocidio a Gaza. Più recentemente ho utilizzato anche l’arancione, come in questo murale. È il colore delle arance, dei frutti della mia terra, in ricordo di un tempo lontano senza guerra e di speranze senza tempo. Il colore verde definisce le persone, i civili, i palestinesi protagonisti di quelle speranze e vittime della guerra».
Una scelta piena di significati: forse preterintenzionali, difficilmente casuali. Se le arance di Jaffa sono state anche simbolicamente espropriate ai palestinesi, le arance di Sicilia sono il simbolo del sacco di Palermo e della distruzione della Conca d’Oro: un filo color arancia lega Sicilia e Palestina, nel segno della violenza, e della resistenza. E ai piedi di Anas, Fuad ha dipinto proprio il segno della resistenza, del sumud palestinese ma anche della nostra lotta di liberazione dai fascisti e dai nazisti: i papaveri, quelli che fioriscono sulle tombe dei partigiani e dei martiri. Un’opera d’arte tutta nuova, eppure antichissima nella sua funzione di memoria, consolazione, impegno a non mollare: “Questo murale, per me” ha scritto Paola Caridi, “rappresenta non solo riconoscenza verso il sacrificio di oltre 270 giornaliste e giornalisti. L’eccidio che non ha suscitato scandalo da noi. Me lo guardo la mattina, sporgendomi dalla terrazza. Saluto Anas che non ho mai conosciuto. Penso sia giusto, e mi dà conforto”.
Così sia, amen, inshallah
FUAD ALYMANI ADDIO ALLA VOCE DI GAZA
Dipinto murale, luglio 2026 Sambuca di Sicilia (Agrigento)

* in “il venerdì” del 14 agosto 2026