Il Blog di Enzo Bianchi

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Il Cantico, faccia terrena dell'amore

13/03/2012 23:00

ENZO BIANCHI

Quotidiani 2012,

Il Cantico, faccia terrena dell'amore

La Stampa

La Stampa, 14 marzo 2012
di ENZO BIANCHI

Quando Dio, guardando ad Adamo ed Eva, ha esclamato che era “cosa molto buona”, si è rallegrato e si rallegra  ancora e sempre dell'amore autentico

 

La Stampa, 14 marzo 2012

 

Nel Cantico dei cantici vi è anche la faccia terrena, umana dell'amore. Un aiuto alla sua comprensione ci viene dalla celebre espressione di Tertulliano, caro cardo salutis, “la  carne è il cardine della salvezza”: è con questo corpo che l'essere umano si salva, è con questa carne che riceve la carne  di  Cristo  affinché l'uomo  sia  divino.  Nel  cristianesimo non ci dovrebbe essere angoscia nei confronti della sessualità, né cinismo verso il corpo: questi, infatti, è realtà voluta da Dio. Allora il Cantico è cantico  dell'amore terreno, ma sempre visto di fronte a Dio. Fin dal primo movimento del poema troviamo un versetto decisivo: la nascita dell'amore porta a essere gli uni per gli altri.  “Il mio amato è per me e io sono per lui” ricalca la formula dell'alleanza per eccellenza: “Voi siete per me il mio popolo e io sarò per voi il vostro Dio”. E san Paolo nella Prima Lettera ai Corinti afferma: “Il corpo è per il Signore e il Signore è per il corpo”, facendo poi discendere la resurrezione proprio dall'alleanza tra il Signore e il corpo. Nel Cantico c'è l'eloquenza dell'amore nato e cresciuto che diventa alleanza: è un amore tra una ragazza e un ragazzo, non tra sposa e sposo, ma questo dovrà essere celebrato nell'alleanza, preciso segno dell'amore di coppia. È un amore terreno ma incastonato in un patto: “Il mio amato è per me e io sono per lui”.

 

(...)

 

Più avanti il racconto assume un tono di “notturno”, ricco di elementi di sogno, come nei Notturni di Chopin o nel “Sogno  di  una  notte di  mezza  estate” di Mendelssohn: i due amanti ora sono lontani. È un sogno? Nella vicenda d'amore, proprio perché l'amore non è mai un incontro effimero e passeggero, si instaura la distanza; proprio perché l'amore è una vicenda c'è la possibilità dell'assenza. Sì, a  volte è possibile l'esilio, la rottura, la separazione, ma proprio allora può nascere un'altra dimensione: quella dell'attesa, della ricerca reciproca. Questa zona “notturna” all'interno del Cantico potrebbe essere la crisi, il confronto, la verifica, il  momento di riconoscersi e accettarsi dopo l'entusiasmo iniziale che è sempre pieno di fuoco e di passione: è il momento di amare in modo diverso.

 

La lontananza non è negativa nell'amore: quando si è lontani ci si cerca, si è abitati dal desiderio, questo  sentimento  che  strugge  e  ferisce e che pure è così necessario  all'amore. Non è una disgrazia l’esilio, la distanza, lo stare ogni tanto lontani l’uno dall’altra, anche nell’amore più fedele. Nel desiderio dobbiamo semplicemente aspettare, aspettare e ancora aspettare, e soffrire indicibilmente per la separazione: dobbiamo esercitarci al desiderio, perché così possiamo sperare di vivere con consapevolezza la relazione, la comunicazione, la comunione con le persone che amiamo. Nell'amore è così importante amarsi anche a distanza! E non si dimentichi che se c'è un riflesso dell'amore umano nell'amore per  Dio, questo lo si può trovare nel desiderio, perché l'amore per Dio proprio su questa linea si attesta: Dio è invisibile, Dio è sempre al di là di tutto, è quasi assente, lo cerchiamo sempre, il nostro è un quaerere Deum e la sua è una presenza elusiva. Noi siamo sempre in esilio, lontano dal Signore, il nostro è sempre un amore a distanza, e solo chi ha vissuto un amore umano a distanza, con la separazione e il distacco, sa cos'è questo elemento di nostalgia sempre presente nell'amore per Dio.

 

(...)

 

L'amore è incontro di due amanti, tra un io e un tu; in questa relazione duale l’amante chiama regina l’amata, questa chiama re l’amato, l’amata è unica: “Unica è la mia colomba ... Tu sei come l'aurora, bella come la luna, fulgente come il sole...” L’amante che viene meno per lo sguardo le dice: “No, non guardarmi, distogli i tuoi occhi, non resisto” E l’amata risponde: “Il tuo palato  nel baciarti è vino dolce ... Io sono per il mio amato e la sua brama è verso di me” (Ct 7,11). Questo è un versetto capitale che capovolge la constatazione di Genesi 3,6, dove si dice alla donna: “Verso l'uomo sarà la tua brama, ma lui ti dominerà”: qui l'orizzonte è quello finale, non l'orizzonte della storia con tutte le violenze e i soprusi vissuti nell’amore e verso le donne, soprusi di cui non siamo abbastanza consapevoli; qui è narrata la brama dell'uomo verso la donna, è cantata la reciprocità della brama, dunque la reciprocità dell'amore.

 

Infine, alcune parole che non si riesce a capire da chi siano pronunciate: “Mettimi come sigillo sul tuo cuore”. È la terza parola di questo amore umano: dopo l'alleanza (“Io sono per lui, lui è per me”), dopo l'unicità (“Unica è la mia  colomba”) ecco che l'amore va sigillato: unico l'amore, unica l'alleanza su cui è posto  il sigillo delle nozze. “Perché l'amore è forte come la morte, tenace come l'inferno, fuoco  divorante, fiamma divina”: è questa l'unica volta che compare un’allusione a Dio nel Cantico, e compare legata all'immagine dell'amore fuoco divorante, fiamma divina. Davvero l'amore cantato dal Cantico è amore umanissimo, terreno ma l’amore è in se stesso divino, eterno, capace di ingaggiare un duello con la morte. Quando Dio, guardando ad Adamo ed Eva, ha esclamato che era “cosa molto buona”, si è rallegrato e si rallegra  ancora e sempre dell'amore autentico, terreno ed erotico come quello descritto nel Cantico, l'amore di un ragazzo e di una ragazza, di un uomo e di una donna, l’amore di due amanti che anche celebrando l’amore nella liturgia dei corpi raccontano che l’amore vince la morte e va oltre la morte. Nessun amore andrà perduto, ma sarà per l’eternità.

 

Enzo Bianchi

 

Pubblicato su: La Stampa

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