Il Blog di Enzo Bianchi

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​Fondatore della comunità di Bose

1.1 Ci si può salvare in qualsiasi religione?

28/04/2022 00:00

ENZO BIANCHI

Conferenze 2022,

1.1 Ci si può salvare in qualsiasi religione?

ENZO BIANCHI

di Enzo Bianchi

Riguardo all’argomento della salvezza che Dio vuole e opera in mezzo agli uomini ci sono molte affermazioni all’interno delle Scritture, sia nell’Antico che nel Nuovo Testamento, che sembrano contraddirsi. Basta citarne due: “Dio vuole che tutti gli uomini siano salvati” (1Tm 2,4), e: “Non c’è sotto il cielo nessun altro Nome dato agli uomini per il quale possiamo essere salvati” (At 4,12), cioè nessun altro nome eccetto il Nome di Gesù Cristo, il nazareno, morto in croce e risorto.

 

Su questo problema si registrano anche oggi posizioni teologiche contrastanti, e soprattutto si nota l’affiorare di atteggiamenti che vorrebbero negare la necessità della missione tra le genti, tra le culture che non confessano Gesù Cristo quale Signore dell’universo…

 

Perché questa incapacità dei cristiani di coniugare la loro vocazione e la loro qualità specifica, che implicano conseguentemente una responsabilità missionaria, con il riconoscimento che Dio agisce invisibilmente attraverso vie che non sono le nostre?

 

Perché il riconoscimento dell’universalità e unicità della storia di salvezza, di un’unica economia divina, deve appiattire la fede cristiana sulle altre religioni e giungere all’affermazione che ci sono molte vie di salvezza parallele o convergenti?

 

In verità, per chi ascolta le Scritture nello Spirito e quindi nello spazio della grande tradizione ecclesiale, non ci sono contraddizioni né ambivalenze insormontabili.

 

Interrogandoci sul problema della salvezza è innanzitutto essenziale ricordare che esso è inscindibile dalla rivelazione di Dio in Gesù Cristo. È solo riducendo il cristianesimo a via etica (o ascetica) che si può pensare a una sostanziale in-differenza  o equivalenza delle religioni sul piano della salvezza. La “salvezza” non è conquistata dall’ascesi o dalla vita etica e meritoria dell’uomo, ma è carisma, dono di grazia di Dio in Gesù Cristo. La salvezza non è operata né ottenuta dall’uomo, ma è operata da Dio e da lui ottenuta per ogni uomo.

 

La persona di Cristo, che sulla croce rivela pienamente il volto di Dio dando pieno compimento al disegno sapiente di Dio dispiegato dalla creazione attraverso tutta la storia di Israele è allora una discriminante irriducibile.

 

Sulla croce Cristo muore per tutti, ebrei e pagani, giudei e greci, umanità che l’ha preceduto e umanità che lo segue e lo seguirà. La croce allora (intesa come personificazione cristologica) è la differenza ineliminabile: la salvezza è incerta per tutti, cristiani compresi (che devono anzi guardarsi dal pericolo mortale dell’autogiustificazione e del sentirsi garantiti) e sempre va esposta al vaglio della croce, all’accettazione dello scandalo di un Dio personale che ha un volto umano, Gesù Cristo, e che si rende presente ubi charitas est, dove c’è la carità.

 

La valutazione positiva che la fede cristiana dà delle altre religioni

 

Tutta la storia della salvezza già a partire dalla creazione è operata dal Verbo di Dio e orientata verso l’incarnazione del Verbo stesso nell’umanità. Fin dalla creazione il Verbo fu presente nel mondo come fonte di vita, come luce vera che illumina ogni uomo. Ogni uomo è strettamente legato a Cristo sia nella creazione che nella redenzione perché il Cristo è il primogenito di ogni creatura e ogni uomo ha ricevuto la chiamata divina non solo nell’appello alla vita, ma anche nella destinazione a essere “intestato in Cristo” (Ef 1,10).

 

Per questo il Verbo di Dio è attivamente presente in tutta la storia dell’umanità, sicché questa è tutta quanta storia di salvezza, in cui Dio si manifesta progressivamente e si comunica attraverso il Verbo e lo Spirito.

 

Vi sono dunque dei germi, dei semi del Verbo sparsi tra le genti perché la Sapienza di Dio, presente quando Dio creava il mondo, ha preso dominio su ogni popolo e gente ponendo il suo compiacimento tra i figli dell’uomo.

 

Il Lógos, dice Giustino, ha seminato i suoi semi, e questa presenza nelle culture delle genti non è venuta meno, ma resta operante ed efficace. Secondo Ireneo di Lione il Verbo di Dio è stato rivelato agli uomini prima dell’incarnazione, è diventato inerente al loro spirito (mentibus infixus) e in tutte le alleanze strette da Dio con l’umanità c’è stata una manifestazione del Verbo, fino alla novità radicale ed estrema dell’alleanza in Gesù Cristo in cui egli ha dato se stesso.

 

Le tradizioni religiose, le culture delle genti prima di Cristo e al di fuori della piena rivelazione cristiana, dunque senza Vangelo, non sono incapaci di sostenere un incontro con Dio, anzi sono orientate verso quella comunione tra Dio e uomo che è avvenuta in modo pieno e definitivo nell’incarnazione del Verbo in Gesù di Nazaret, nato da Maria.

 

In questo senso Agostino, che non è certo tenero verso la cultura pagana, giunge a intravvedere una Ecclesia a justo Abel, una chiesa non israelitica e precristiana di uomini giusti, dunque uno spazio in cui gli uomini hanno saputo accogliere la presenza di Dio fin dall’inizio della creazione e ottenere la salvezza.

 

Questa “chiesa universale di giudei e di gentili”, pur differenziata dalla varietà dei luoghi e dalla distanza dei tempi nei quali è collocata, è unificata nell’umanità di Cristo, nella carne di Cristo che, tramite la passione, a tal punto crebbe, si dilatò, riempì il mondo intero e si estese nel tempo e nello spazio da rivestire e abbracciare tutti gli eletti dalla creazione fino alla fine del mondo e da riunire in un’unica chiesa Dio e l’uomo in un abbraccio eterno.

 

(continua…)

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