Il Blog di Enzo Bianchi

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​Fondatore della comunità di Bose

La sapienza biblica va condivisa in amicizia

23/04/2022 00:00

ENZO BIANCHI

Quotidiani 2022,

La sapienza biblica va condivisa in amicizia

La Stampa

Dopo i due volumi Torah/Pentateuco e Nevim/Profeti ebrei e cristiani leggono insieme Ketuvim/Scritti

La Stampa - Tuttolibri - 23 aprile 2022

 

di Enzo Bianchi

Occorre purtroppo ammettere che per oltre diciannove secoli l’atteggiamento dei cristiani verso gli ebrei è stato modellato dalla condanna, dal disprezzo, dalla persecuzione. Un atteggiamento, questo dell’antigiudaismo cristiano che di fatto ha favorito il silenzio, l’indifferenza e la passività della quasi totalità dei cristiani e delle chiese nell’ora del male assoluto, l’ora della shoah. Ma papa Giovanni XXIII e dopo di lui il Concilio Vaticano II e i papi che si sono succeduti fino ad oggi hanno impresso una svolta epocale nel rapporto tra cristianesimo ed ebraismo. Ora è possibile per le due religioni essere una accanto all’altra nella forma non della loro reciproca negazione ma del riconoscimento, ammettendo che nessuna forma religiosa può esprimere pienamente la verità, né la sua unità integrale.

 

Nel settembre del 2000 centoottanta studiosi e teologi ebrei (riformati, conservativi e ortodossi) con un documento – Dabru emet («Dite la verità») – pubblicato a Washington, riconoscono non solo l’avvenuta correzione del tradizionale insegnamento cristiano e il rimorso sincero per tale prassi secolare, ma esprimono anche «la gioia perché attraverso il cristianesimo centinaia di milioni di persone sono entrate in relazione con il Dio di Israele». Ecco, dunque, la ricezione della svolta da parte degli ebrei: e questo dato non fa che accrescere la speranza di un nuovo rapporto che sia confronto e cordiale dialettica tra le due religioni.

 

Di questo rapporto ormai maturo tra ebrei e cristiani ne è riscontro e al tempo stesso frutto la felice e fortunata iniziativa editoriale curata da Marco Cassuto Morselli, già docente di filosofia ebraica e storia dell’ebraismo, presidente della Federazione delle Amicizie ebraico-cristiane in Italia, e Giulio Michelini, ordinario di esegesi neotestamentaria e preside dell’Istituto Teologico di Assisi: La Bibbia dell’Amicizia, Brani dei Ketuvin/Scritti commentati da ebrei e cristiani, Edizioni San Paolo.

 

Dopo i primi due volumi della Bibbia dell’Amicizia, Torah/Pentateuco (2019) e Nevim/Profeti, (2020) che hanno ricevuti un ampio consenso e un’accoglienza sorprendente, questo volume presenta i Ketuvim, termine ebraico che significa Scritti, cioè i libri biblici che nel canone ebraico delle sante Scritture contiene Tehillim/Salmi, Mishle/Proverbi, Iyov/Giobbe, Shir ha-shirim/Cantico dei cantici, Rut, Ekhah/Lamentazioni, Qohelet, Ester, Daniel, Ezra e Nehemyah, Divre ha-yammim/Cronache.

 

Delle tre sezioni che formano la Bibbia ebraica, quella dei  Ketuvim/Scritti è una sezione estremamente eterogenea, caratterizzata da frammentarietà e diversità. Nella tradizione cristiana sono chiamati “sapienziali”, perché la dimensione sapienziale, insieme alla poetica che caratterizza questi testi, conferisce loro un carattere di perenne contemporaneità. Mentre la Torah/Pentateuco è per Israele il racconto del passato come norma e i Nevim/Profeti sono l’interpretazione del presente alla luce della Parola di Dio, i Ketuvim/Scritti sono il frutto della meditazione delle esperienze e degli interrogativi esistenziali dell’essere umano di ogni tempo.        

 

Ed ecco allora i Tehillim/Salmi che rappresentano il vertice della preghiera dell’umanità. Recitati da Gesù stesso, sono da millenni la preghiera di Israele e della Chiesa. E poi i Mishle/Proverbi che raccoglie poemetti, detti, aforismi, enigmi nei quali la Sapienza invita tutti alla sua scuola. Il libro di Iyov/Giacobbe è il più drammatico della Bibbia che si confronta senza pietà con l’enigma del dolore innocente. Shir ha-shirim/Cantico dei cantici, il canto più bello che è un poema erotico, metafora dell’amore di Dio per il suo popolo, che gli antichi sapienti d’Israele chiamavano “il Santo dei santi delle Scritture”. Rut che narra la storia della giovane donna moabita è un piccolo gioiello della narrativa biblica. Ester, l’ebrea che in incognito vive alla corte del re. C’è poi la disastrosa inumanità di Ekhah/Lamentazioni, le amare riflessioni di Qoehelet, l’apocalittica di Daniel, il ritorno dall’esilio babilonese di Ezra e Nehemyah, e il richiamo del popolo alla realtà della storia e della sua concreta vita in Divre ha-yammim/Cronache.

 

Cinquantaquattro studiosi ebrei e cristiani condividono lo studio, la ricerca e soprattutto l’amore per la Bibbia e in particolare la ricchezza eccedente contenuta nei Ketuvim/Scritti. Il commento che questi studiosi fanno di una quarantina di brani scelti tra i più rappresentativi dei Ketuvim fa comprendere quanto Emmanuel Lévinas ha scritto della Scrittura santa: “Contiene più di quanto contenga”. Sì, quel “più” è il risultato non di una lettura finalmente concorde e univoca ma, al contrario, di un’interpretazione multiforme come multiforme e poliedrica è la sapienza di Dio. Leggendo, anzi gustando questo volume si scopre che ponendosi senza alibi e senza pregiudizi di fronte alle Scritture, ebrei e cristiani si mettono in realtà “faccia a faccia” gli uni gli altri, fino a conoscere i volti del Dio unico. Il Dio dai volti infiniti quanto infinita è l’interpretazione della Scrittura.

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