Il Blog di Enzo Bianchi

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​Fondatore della comunità di Bose

Celebrare la fede

30/06/2022 00:00

Goffredo Boselli

Testi di Amici 2022,

Celebrare la fede

di Goffredo Boselli

di Goffredo Boselli

È ormai evidente a tutti che sta lentamente prendendo forma un cristianesimo senza liturgia. Vale a dire un modo di vivere la fede, anche da parte di credenti maturi, che ha consapevolmente rinunciato al momento liturgico perché sperimentato come inespressivo, afono e alla fine non necessario. Nella liturgia, come del resto in ogni altro ambito umano e spirituale, oggi tutto deve giustificarsi nel presente, nel qui e ora della persona, esibire la propria credibilità ed efficacia, mostrando che incide effettivamente sul vissuto e cambia la vita, che serve e apporta del bene, diversamente risulta irrilevante e se ne può fare a meno.

 

Non è un caso che dall’ascolto e dal dibattito del cammino sinodale in corso emerga che la celebrazione della fede è una componente essenziale e irrinunciabile della vita della Chiesa, che richiede una seria riflessione e un ripensamento adeguato. La domanda insistente è: ma cosa fare? da dove cominciare?

 

Ciò che nell’immediato è urgente, a mio parere, è riscoprire le ragioni spirituali e umane del fatto che la fede non può non essere celebrata anche nelle forme più semplici ed elementari. Diversamente non sarebbe autentica fede cristiana, ma altro. Fin dalle sue origini, infatti, la fede cristiana non è stata solo professata, testimoniata e vissuta, ma anche celebrata. Questo a dire che non vi può essere una fede confessata che non sia al tempo stesso fede celebrata dalla comunità cristiana attraverso parole, gesti, linguaggi, posture, tempi e spazi generati dall’incontro tra la Parola di Dio e la fede della Chiesa.

 

La fede celebrata è fede pregata, è fede nutrita dal Corpo di Cristo che è Vangelo ed Eucaristica, è fede professata insieme ai fratelli e alle sorelle, è fede custodita dalla comunità nella forma della comunione e della condivisione. Una fede solo professata ma non celebrata si riduce a mera conoscenza per poi irrigidirsi in dottrina. Una fede che pretende di essere vissuta solo interiormente si trasforma in mero benessere personale e psichico. Una fede solo testimoniata ma non celebrata assume i toni della propaganda e lo stile del proselitismo. Una fede solo vissuta ma non celebrata è destinata, a lungo andare, a declinarsi in semplice morale, a impegno sociale, a promozione umana. Celebrare significa ricondurre incessantemente la vita della fede alla sua unica e inesauribile sorgente che è l’ascolto comune della Parola di Dio, la riconciliazione fraterna, il rendimento di grazie, l’intercessione e l’invocazione dello Spirito.

 

Occorre riconoscere che se oggi la liturgia è in stato di sofferenza e l’esodo dall’assemblea liturgica domenicale una realtà è anche perché, cessato l’entusiasmo del rinnovamento liturgico post-conciliare, negli ultimi decenni si è pensato di poter educare alla vita della fede senza introdurre il credente al significato e al valore della celebrazione della fede. Non sarà mai autentica iniziazione alla fede quella che non sa iniziare anche alla celebrazione della fede.

 

La riscoperta delle ragioni e del senso del celebrare porterà da se stessa a  dare vita a nuove forme liturgiche e a creare nuovi linguaggi con i quali celebrare la fede, a plasmare una ritualità eloquente e significante per l’umanità di oggi.   

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