Il Blog di Enzo Bianchi

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​Fondatore della comunità di Bose

Se la forza di un seme è la vita che ha dentro la Chiesa supererà la sua ennesima crisi

07/07/2022 00:00

ENZO BIANCHI

Conferenze 2022,

Se la forza di un seme è la vita che ha dentro la Chiesa supererà la sua ennesima crisi

ENZO BIANCHI

Il vicepresidente delle Cei riconosce lo sconvolgimento epocale che attraversa l’istituzione ecclesiastica. Ma  è già successo e oggi può essere un’ “opportunità, un vantaggio perfino una benedizione”, perché “permette di recuperare l’essenziale del Vangelo”: la fede nella resurrezione di Gesù.

La Stampa - Tuttolibri - 25 giugno 2022

 

di Enzo Bianchi

L’attuale crisi epocale della chiesa è ormai un’evidenza. Ancora una decina di anni fa, in Italia, vi era chi ancora la rimoveva e la negava in nome di una “chiesa popolare” radicata in un presunto tessuto nazionale e in nome della “cultura cattolica” del nostro paese tanto illusoria quanto ambigua. Anche i vescovi ora la riconoscono apertamente e tra loro alcuni, pochi a dire il vero, cercano di affondarla non soltanto con soluzioni di amministrazione pastorale ma andando alle cause della crisi, al fine di individuare nuove possibili vie per vivere il cristianesimo.

 

La crisi della chiesa non va subita ma pensata ed Erio Castellucci con il saggio fresco di stampa Benedetta crisi, Il contagio della fede nella Chiesa che verrà, edito da Piemme, compie l’encomiabile sforzo non solo di riconoscere la crisi – “la crisi c’è ed è macroscopica”, dichiara da subito –  di darne ragione e di individuare i possibili modi per attraversarla, ma di vedere nella crisi un’opportunità, un vantaggio perfino una benedizione. L’intenzione di Castellucci è di “gettare un sasso controcorrente rispetto alla maggior parte degli osservatori: vorrei infatti provare a sostenere che questa crisi … costituisce un’occasione di purificazione e, se vissuta nel modo giusto, di benedizione per la Chiesa, è un’opportunità evangelica e spirituale, perché permette di recuperare l’essenziale del Vangelo”.

 

Erio Castellucci è l’arcivescovo di Modena e di Carpi che di recente un buon numero di vescovi italiani avrebbero voluto come presidente della Conferenza Episcopale Italiana. È stato per molti anni docente presso la Facoltà teologica dell’Emilia Romagna ed è indubbiamente uno dei vescovi più teologicamente preparati. La sua esperienza di insegnamento teologico sulla natura e la storia della Chiesa, avvalorate dall’esperienza diretta sul campo come vescovo di due diocesi, emergono con forza nel corso delle pagine, sia per l’argomentazione seria e fondata, sia per il realismo e la concretezza.

 

La storia della Chiesa è anche una storia della sua incessante crisi. Le tre svolte epocali vissute dalla Chiesa nel secondo millennio sono state l’esito di una grande crisi precedente: il rinnovamento del Concilio Vaticano II è il risultato della crisi modernista dell’Ottocento, la controriforma cattolica è il frutto dello scisma creato dalla riforma protestante, così come la grande riforma gregoriana dall’XI secolo è la risposta di Gregorio VII allo scadimento morale del clero e delle gravi interferenze dell’Impero nelle questioni della Chiesa. Anche nel primo millennio non c’è un momento in cui la Chiesa sia stata libera dalla crisi cominciata, al vero, dai tempi della comunità di Gesù segnata dal tradimento, dal rinnegamento, arrivismo e incredulità. 

 

Se guardiamo al mondo la storia non è diversa. Il XXI secolo è cominciato dalla crisi dell’11 settembre, ha proseguito con la crisi mondiale dell’economia, da quella migratoria del 2011, poi la crisi ecologica e infine la crisi pandemica. Tutte le crisi che il mondo attraversa coinvolgono anche la Chiesa, perché “tutte le crisi, e oggi in particolare quella sanitaria e bellica, interrogano a fondo la capacità della Chiesa di evangelizzare e la profondità del suo messaggio”. Ne consegue che in un mondo attraversato da crisi è necessario che anche la Chiesa vada in crisi.

 

Se è inevitabile che la Chiesa sia in crisi se il mondo è in crisi, è altrettanto necessario saper leggere gli avvenimenti critici come segni dei tempi, facendo delle crisi l’occasione per una presa di coscienza collettiva. In questa situazione ai cristiani è data l’opportunità di stare nella storia con libertà, dando credibilità al Vangelo, uscendo dalle facili formule e dai percorsi stereotipati cui spesso si rassegnano. Castellucci suggerisce alla Chiesa di scegliere l’immagine del seme, la stessa scelta da Gesù nelle sue parabole: a chi vagheggiava frutti lui rimanda ai semi, a chi sogna successi stellari costringe a guardare i solchi tracciati dal seminatore. Il seme sotto terra non vede nulla, si sente solo ma è lacerato dalla nuova pianta che germoglia e crescerà fino a dare frutto.

 

Come in ogni crisi che la Chiesa ha attraversato, questa per Castellucci non è l’ora della mietitura ma della spigolatura, non è l’ora di pianificare e progettare ma è il momento di ascoltare e condividere, perché “una chiesa in ascolto sinodale assomiglia oggi a una spigolatrice”.

 

Mi sento in perfetta sintonia con il pensiero di Castellucci, perché anch’io sono convinto che “questo tempo di crisi epocale, così difficile e drammatico, io lo trovo davvero entusiasmante per un cristiano”. Lo stimolante saggio di Castellucci mi ha ancor più convinto che la crisi epocale che la Chiesa sta vivendo è una crisi di fede e conferma che i cristiani non hanno molto di specifico da dare agli altri, ma la buona notizia della resurrezione di Gesù, quindi anche nostra! Senza questa fede che plasma postura e coraggio, i cristiani sono sale che ha perso il suo sapore. Proprio per questo il cristianesimo non può attestarsi in modo definitivo, ma può sempre, di crisi in crisi, solo e soltanto rinascere, ricominciare. L’unica forza di un seme è la vita che ha dentro.

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