Il Blog di Enzo Bianchi

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​Fondatore della comunità di Bose

Due corpi per riavvicinare i cristiani

26/11/2004 23:00

ENZO BIANCHI

Quotidiani 2004,

Due corpi per riavvicinare i cristiani

Avvenire

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 27 novembre 2004

“Ciò che ci unisce è più grande di ciò che ci separa”: questa convinzione profonda di papa Giovanni è diventata con gli anni una certezza alla quale ritornare con fiducia nei momenti di crisi e di difficoltà del cammino ecumenico: la fede in Gesù Cristo, Figlio di Dio, nella sua nascita, morte e risurrezione per la salvezza dell’umanità è il patrimonio unico e indivisibile che le chiese d’oriente e d’occidente possono e devono ogni giorno riscoprire per convertirsi e camminare con fedeltà rinnovata sulle tracce del loro unico Signore.

 

Ma, proprio a partire da questo fondamento della comune fede cristiana, ci sono anche vicende storiche, riflessioni teologiche, percorsi di incarnazione del Vangelo per i quali sovente è necessario riaffermare che, nonostante gli errori, le incomprensioni, le differenze e le apparenze, in realtà “ciò che ci unisce è più grande di ciò che ci separa”. E per riaffermare questa verità che è di carattere rivelativo – in quanto ciò che unisce in profondità i cristiani, Gesù Cristo, è sempre più grande di qualsiasi evento o persona possa o voglia separare i suoi discepoli tra loro – abbiamo bisogno di segni e di incontri per potercelo narrare reciprocamente. Così oggi la Chiesa di Roma con il suo vescovo e papa Giovanni Paolo II restituisce alla Chiesa sorella di Costantinopoli, le reliquie dei santi Gregorio di Nazianzo (denominato “il teologo” per il vertice della contemplazione teologica da lui raggiunto) e Giovanni Crisostomo (il padre “boccadoro”, avvocato dei poveri e fustigatore dei potenti), predecessori del Patriarca ecumenico Bartholomeos I – che guiderà la delegazione ortodossa – sulla cattedra che fu di sant’Andrea apostolo, il fratello di san Pietro.

Sì, anche attorno a quei due corpi che hanno vissuto la sequela di Cristo, hanno sofferto la persecuzione per il suo Nome e sono stati tempio dello Spirito santo, alcune tristi vicende storiche hanno diviso la Chiesa di Roma da quella di Costantinopoli, eppure ciò che oggi chiama in preghiera i cristiani delle due chiese attorno a quelle reliquie sempre venerate è più grande di quelle divisioni: è il riconoscersi non solo figli dell’unico Padre e discepoli dell’unico Signore, ma anche coeredi e depositari di quella fede vissuta e predicata che i santi vescovi Gregorio di Nazianzo e Giovanni Crisostomo hanno saputo trasmettere dapprima ai cristiani affidati al loro ministero pastorale e poi, grazie alla fecondità dei loro scritti e alla potenza della loro intercessione, anche alle generazioni successive, fino alla nostra.

 

È un gesto grande di riconciliazione e di perdono donato e ricevuto quello che oggi si compie presso il sepolcro di san Pietro: due chiese si ritrovano sorelle a pregare nel pentimento e nella conversione, a invocare l’intercessione di due testimoni che hanno pagato a caro prezzo la loro fedeltà al Signore e che hanno fecondato con il loro luminoso esempio cristiani di ogni epoca e tradizione. Sì, molte cose uniscono nella fede la Chiesa di Roma a quella di Costantinopoli: da oggi anche i resti mortali di due servitori del Vangelo, di due uomini che hanno fatto della loro intera vita una costante intercessione affinché i discepoli di Cristo “siano una cosa sola e il mondo creda”. Le reliquie dei due santi padri, inoltre, tornano in Turchia, terra un tempo capace di dare grandi santi della chiesa d’oriente, oggi divenuta terra dell’islam in cui i cristiani sono una minoranza sparuta, sovente incompresa e osteggiata: questo ritorno è allora anche segno e speranza per un nuovo domani.

 

Enzo Bianchi

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