Il Blog di Enzo Bianchi

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​Fondatore della comunità di Bose

Cercando un modo nuovo di vivere la chiesa

09/03/2013 23:00

ENZO BIANCHI

Quotidiani 2013,

Cercando un modo nuovo di vivere la chiesa

La Stampa

La Stampa
10 marzo 2013
di ENZO BIANCHI

Il conclave non è un evento isolato, che riguarda solo il collegio degli elettori, ma è un’azione di tutta la chiesa, la quale certamente prega, ma dovrebbe assumere

 

La Stampa, 10 marzo 2013

 

 Ormai la data del conclave è stata decisa dai cardinali: martedì 12 marzo una celebrazione eucaristica radunerà tutti i cardinali per chiedere a Dio ispirazione e discernimento nell’indicazione di colui che tra di loro sarà il vescovo di Roma e, come tale, il papa che presiede la chiesa cattolica con un servizio di comunione. Ci sono norme fissate e riedite nei secoli, rinnovate dagli ultimi papi, ricche di sapienza, che dovrebbero aiutare i cardinali nella scelta da operare: tra di esse appare decisiva la richiesta di un esame ampio, approfondito e libero della vita della chiesa e delle sue prospettive in quest’ora di grande mutamento culturale e antropologico in tutto il mondo. Nella stessa messa «pro eligendo Pontifice» l’orazione fatta dal cardinale decano è una traccia che potrebbe essere di aiuto ai cardinali.

 

Sarebbe importante però anche la consapevolezza nella chiesa che il conclave non è un evento isolato, che riguarda solo il collegio degli elettori, ma è un’azione di tutta la chiesa, la quale certamente prega, ma dovrebbe assumere proprio in questa occasione una coscienza più profonda del ministero di comunione del vescovo di Roma, della forma del suo esempio, dei mutamenti che di fatto l’imprevista e inedita rinuncia fatta da Benedetto XVI vi ha apportato. Per i cattolici il ministero petrino è stato voluto da Gesù Cristo stesso che ha posto tra i dodici discepoli Simone, il pescatore di Galilea, come roccia, pietra, dandogli il nome di Pietro, appunto, perché la chiesa, che resta chiesa di Cristo, avesse un riferimento visibile, un servo della comunione.

 

I giorni precedenti il conclave sono certamente serviti a una conoscenza reciproca, a un confronto sulla situazione della chiesa e sul suo futuro, ma nulla vieta che anche in conclave, nel gruppo ristretto dei soli elettori, si operi un approfondimento critico e dialettico con cui delineare anche il programma del nuovo papa secondo il senato cardinalizio, l’unico organo nel quale è possibile oggi la sinodalità, questo «metodo cristiano» di comunicazione, di confronto, di esame comune, di ascolto reciproco nel prendere decisioni. E qui occorre ricordare un grave rischio: i cardinali riuniti in conclave non si conoscono tutti tra loro o si conoscono poco, però devono leggere le reali difficoltà e opportunità delle chiese, non quelle presunte, magari enfatizzate o fatte rimbalzare dai media.

 

Siccome non mi sembra serio fare previsioni o indicare gruppi o schieramenti, cosa possiamo esprimere come «vota», desideri suscitati dall’ascolto delle diverse chiese e non solo le comunità cattoliche, ma anche gli altri cristiani e persino gli uomini e le donne che, pur non appartenendo ad alcuna chiesa, sono capaci di convergenza e solidarietà con il cammino di umanizzazione che il cristianesimo propone? Questo dovremmo chiederci invece di inseguire schematismi di contrapposizione tra cardinali con incarichi curiali e pastori di diocesi: esercitare il ministero petrino sulla chiesa universale non è come fare il vescovo di una diocesi, pur grande: è un altro tipo di governo, per cui si possono avere pastori di diocesi con carismi insufficienti per il servizio papale e vescovi senza un’esperienza pastorale che possono svolgerlo in modo egregio.

 

Innanzitutto, sono molti i cristiani che chiedono un mutamento nel «vivere la chiesa». Veniamo da anni di grande conflittualità all’interno della chiesa, a tal punto che i nostri vescovi non riescono più a servire la comunione di cui sono responsabili. Nella chiesa si sono legittimati comportamenti di gruppi oggettivamente contraddittori al senso della fede e della chiesa, gruppi che cercano di contrapporre vescovi e papa, che sequestrano il papa a loro appoggio con atteggiamenti ricattatori nei confronti dei vescovi delle chiese locali. C’è stanchezza, estenuazione, incertezza, e questo non aiuta a vivere «insieme» la fede in Gesù Cristo. Occorre dunque rimettere pace e fiducia nelle comunità cristiane e riconoscere ai pastori quell’autorevolezza che viene dall’essere posti dallo Spirito santo come vescovi nella chiesa.

 

Per far questo occorre dissipare ogni incertezza e diffidenza sul concilio Vaticano II che ha rappresentato la fatica e ha prodotto le acquisizioni più decisive per la chiesa di oggi. Altrimenti il disordine aumenterà, dando origine non più a contestazioni vistose o polemiche altisonanti, ma a una cinica dimissione dalla vita ecclesiale. Occorre anche che la realtà degli scismatici lefebvriani riprenda il dialogo in vista di un ritorno alla comunione cattolica. L’errore di aver comminato loro la scomunica è stato in parte riparato, ma nella chiesa occorre makrothymia, «pensare in grande»: nessuna incertezza sul concilio nelle sue acquisizioni più ecclesiali, ma anche uno stile di pazienza e di attesa senza indurimenti o intolleranze.

 

Occorre infine che il nuovo papa, senza lasciarsi dettare l’agenda dalla società né perseguire una chiesa mondana, edifichi tuttavia una chiesa «aggiornata» all’oggi di Dio: occorre un papa capace di continuare il dialogo con la modernità e di comprendere l’indifferenza della società secolarizzata alla religione istituzionale e a un’immagine di Dio, un’indifferenza che però non è tale nei confronti di Gesù Cristo e del vangelo. Benedetto XVI è stato criticato nel mondo cristiano occidentale, soprattutto in Europa, ma è anche rispettato per la sua capacità di dialogare con la cultura europea.

 

Se non si vuole che il cristianesimo sia ridotto a una cultura periferica, sarà necessario che il nuovo papa renda presente ed eloquente il cristianesimo proprio a questo livello, sia capace di dire una parola universale sulla umanizzazione e la ricerca di senso che accomuna tutti gli uomini.

 

ENZO BIANCHI

 

Pubblicato su: La Stampa

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